Sanluri Stato
09025 Sanluri (VS)
Sardegna - Italia
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Cenni storici sul territorio di Sanluri Stato

Lo stagno di Sanluri

Nell'area dove oggi sorge Sanluri Stato esisteva, fino alla prima metà del secolo scorso, lo stagno di acque salmastre di Sanluri, la zona era anticamente nota col nome Sebazo, com'è attestato in una colonna risalente all'epoca romana (1).

Lo stagno di Sanluri, per le sue caratteristiche, integrava il reddito delle popolazioni locali attraverso la pesca delle anguille e la raccolta delle piante di giunco, i cui fusti e foglie venivano utilizzati per la manifattura di ceste e stuoie. Inoltre, lo stagno era luogo di migrazione di uccelli acquatici, come i fenicotteri, volgarmente detti mangonis e le gru (2).

Nel 1831 l'ing. Carbonazzi, Ispettore e Direttore del Genio Civile di Cagliari, presentò un progetto per il prosciugamento dello stagno di Sanluri.

A questo progetto si interessò particolarmente il Re di Sardegna Carlo Alberto, che qualche anno dopo accettò la richiesta di realizzare l'opera secondo il progetto presentato da Carbonazzi, da parte di tre imprenditori francesi.

I tre crearono una società che, il 14 aprile del 1838, ottenne la Regia Patente, attribuendole la proprietà delle zone paludose di Sanluri e Samassi e che stabiliva le norme riguardanti la natura e la durata delle opere da realizzare.

Lo stesso Re, avvertita l'importanza dell'opera, volle imporre allo Stabilimento il nome del primogenito, futuro Re di Sardegna: nasceva così lo "Stabilimento Agrario Vittorio Emanuele II di Sanluri"(3).

Una impresa difficile

La società subì un primo fallimento nel 1847 a seguito del quale venne costituita una società anonima, secondo quanto dalla Patente risultava possibile.

Nel 1856, seguì un secondo e definitivo fallimento: ai francesi subentrava il Marchese Ludovico Andrea Pallavicino di Genova, maggior creditore della società fallita.

L'amministratore Pallavicino, dovendo recuperare il debito contratto dalla società francese si limitò solamente all'ordinaria amministrazione.

Questa gestione fece si che i terreni, liberati dalle acque, ben presto tornassero al loro stato iniziale.

Dagli inizi del novecento alla Grande Guerra, l'amministrazione Pallavicino mantenne la proprietà fino al 1903, anno in cui tutto il territorio dello Stabilimento venne rilevato dallo Stato per la somma di £. 173.000.

La gestione venne affidata al Genio Civile di Cagliari, che doveva provvedere al ripristino dei lavori ma che, purtroppo, a causa dello stato di abbandono in cui si trovavano le opere, si vide praticamente costretto a riprendere da capo tutti i lavori (4).

 

L'opera nazionale per i Combattenti (ONC)

I lavori, con alterne vicende, furono ultimati nel 1913. l'ente non poté avviare nessun progetto di trasformazione agraria. Dopo le passate gestioni fallimentari dell'ex Stabilimento francese, il 24 settembre 1919 con Regio Decreto, lo Stabilimento veniva ceduto, in uso gratuito per 50 anni, all'Opera Nazionale Combattenti.

Con un successivo decreto del 1924, convertito nella legge n° 243 del gennaio 1926, lo Stato cedeva la tenuta in proprietà assoluta all'ONC, con l'obbligo, per questa, di effettuare la bonifica integrale dello Stagno di Sanluri.

 

Gli anni della mezzadria

Siamo nei primi anni dell'era fascista, quando le idee del ritorno alle campagne e quella della battaglia del grano cominciavano a farsi largo. Proprio in questo periodo, in questo clima politico-economico, l'ONC diede inizio ai lavori per la ricostruzione di alcune case sparse nel territorio dello stagno, a quell'epoca ormai quasi completamente bonificato.

Era il primo passo visibile e tangibile di ciò che è oggi Sanluri Stato.

Si poneva, a questo punto, il problema della colonizzazione delle terre bonificate. Il modello di vita sociale maggiormente diffuso tra i contadini ed i braccianti del Campidano e della Sardegna in generale era quello dell'abitare i centri abitati, con la conseguenza di percorrere, spesso, molti chilometri per raggiungere il terreno preso in affitto od in proprietà.

Nell'area bonificata di Sanluri Stato veniva offerto, invece un modello che prevedeva l'abitazione e il lavoro nel medesimo luogo, con il chiaro intento di evitare questo dispendio di tempo e di forze. Questa era una soluzione che, vista la diversità sostanziale delle abitudini locali, poteva non essere gradita ai contadini sardi. Per questa ragione coloro che per primi abitarono le terre di Sanluri Stato non furono coloni sardi bensì gente proveniente dal Veneto, Lombardia e Friuli, regioni nelle quali i modelli abitativi contadini erano in sintonia con quello proposto in Sanluri Stato.

Con l'arrivo della prima famiglia, nel dicembre del 1928, la storia di Sanluri Stato si intreccia inevitabilmente con la storia delle famiglie immigrate.

Oggi le terre di Sanluri Stato sono abitate da circa 500 persone, in prevalenza sarde, ma anche venete e friulane, di nascita ed origine
 
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